Sicilia Orientale: visitare Ragusa Ibla, l’isola nell’isola

Sicilia Orientale: visitare Ragusa Ibla, l’isola nell’isola

Tom Hall, editor di Lonely Planet, parla della Sicilia come “una terra che non si finisce mai di scoprire“, in questo viaggio ne ho avuto l’ennesima conferma e vi porto in un altro angolo meraviglioso di Sicilia Orientale: Ragusa Ibla. Sali, lasci alle spalle il mare, così come devi lasciare gli stereotipi. Lasci il labirinto di muretti a secco che disegna la campagna, qui si coltiva la terra e si valorizzano i prodotti locali. Infatti tutto ha inizio con il mito di Hybla, divinità della fertilità, protettrice dei campi, e termina con uno degli ultimi baluardi di italianità sulle tracce del barocco. È la Sicilia “babba” perché qui perché i contadini hanno sempre lavorato la terra, è la Sicilia immaginaria diventata oggi di Montalbano, è la Sicilia dei palazzi nobiliari settecenteschi, è la Sicilia degli Mpanatigghi. Ragusa Ibla sorprende il viaggiatore, soprattutto chi non ne sa nulla e all’improvviso scende dall’alto di Ragusa Superiore – la parte nuova della città, più moderna, organizzata e commerciale, con vie più larghe e simmetriche – per una stradina tortuosa e si trova davanti la cornice dei Monti Iblei e al centro un promontorio con Ragusa Ibla, una città-presepe. Per me è stato un colpo d’occhio fantastico, grappoli di case arroccati su speroni rocciosi, un presepe pensato da un maestro, forse dall’aspetto un pò decadente ma anche quello fa parte del suo fascino, racconta il suo vissuto. D’altronde qui prima dei gialli e dei misteri del commissario Montalbano son passati “solo” i greci, i romani, i bizantini, gli arabi e gli spagnoli. Poi certo Camilleri e la fiction televisiva hanno rilanciato l’iconografia cinematografica. Ed è...
Scalo aereo a Lisbona: cosa vedere in mezza giornata

Scalo aereo a Lisbona: cosa vedere in mezza giornata

A tutti i viaggiatori su tratte intercontinentali capita prima o poi uno scalo aereo più lungo del previsto in qualche capitale (europea e non), scelto magari per risparmiare sulla tratta aerea. Allora perché non approfittarne per vedere qualcosa in più e trasformarlo in una specie di viaggio nel viaggio oppure per rinfrescarsi le idee su qualche meta visitata in precedenza? Tutto dipende da quante ore di scalo avete in previsione, invece di vagabondare all’interno dell’aeroporto testando i campioni di profumo, passando in libreria, facendo shopping, ascoltando musica e camminando senza meta per far passare il tempo. Ma onestamente che noia e che ore interminabili! Gli scali lunghi in alcune città possono trasformarsi in brevi tappe di viaggio per godere della città in cui ci si ferma. Volando questa estate con TAP e avendo uno scalo di 7 ore a Lisbona, col bagaglio consegnato direttamente a destinazione (quindi a Lisbona eravamo liberi come l’aria, ma potete sempre lasciarli al deposito bagagli), ne abbiamo approfittato per uscire dall’aeroporto, prendere un taxi per farci portare in zona centrale, e calcolando 6 ore piene a disposizione questo è l’itinerario a piedi che ne è venuto fuori: ho pensato di inserirlo all’interno del blog per i lettori che dovessero trovarsi nella stessa situazione e volessero sfruttare l’opportunità di conoscere o rivedere in mezza giornata i punti salienti di questa città. Un itinerario a piedi di Lisbona che non ha nessuna pretesa di essere esaustivo, ma pratico e sintetico per darvi il benvenuto nel mondo degli stopover: Tappa 1: il Miradouro das Porta do Sol e il Miradouro de Santa Luzia Fatevi lasciare dal tassista...
Repubblica Ceca: Praga amarcord

Repubblica Ceca: Praga amarcord

Praga ha rappresentato una parentesi unica nella mia vita, durata 4 intensi anni. Lo so, non ho mai scritto nulla di questa mia esperienza di vita sul blog, solo un’unica breve eccezione per l’iniziativa #ilsensodeimieiviaggi. E l’assenza della Repubblica Ceca e di Praga come destinazione dal mio blog, ovviamente, non è casuale. Ho avuto bisogno di cambiare, di mettere una distanza di qualche migliaio di chilometri, di metabolizzare nel tempo qualcosa di forte. Una metabolizzazione durata “soli” 10 anni. 10 anni spaccati. Maròòò come passa veloce il tempo 🙁 Le storie d’amore si sa, possono finire. Poco male quando la cosa succede da entrambe le parti e ci si lascia di comune accordo. Un po’ peggio quando si è lasciati: una frattura che spezza, lasciando svuotati e confusi (ma questo per fortuna non è stato il mio caso, anzi). Anche biochimicamente le cose cambiano: ci si innamora follemente, aumentano le endorfine, il senso di benessere, euforia, vitalità. Praga ha assomigliato tanto a questo. Per me sono stati 4 anni molto sopra le righe, molto lavorativi, molto pieni di persone strane, di eventi, di diversità da imparare e da gestire quotidianamente. Una specie di carro apparso all’improvviso nella mia vita, di quelli che passano e senza nemmeno rifletterci più di tanto ci salti sopra e ti ritrovi nel posto giusto al momento giusto, in una specie di ombelico del mondo dove tutto accade, nel bene e nel male. Quando la relazione finisce, che si fa? Ci si concede un giusto “periodo di lutto” per poter elaborare l’infelicità, te ne fai una ragione, affronti la situazione piuttosto che lasciarti andare, vivi...
Frammenti di un weekend ad Amsterdam

Frammenti di un weekend ad Amsterdam

 “Smarrirsi in una città, come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare” Walter Benjamin Sono finiti per me i tempi del viaggio bulimico, non è detto che arrivare in una capitale significhi volerla vedere tutta, tutte le attrazioni principali (che in questo post salto a piè pari), i musei principali, i quartieri e i locali principali, le cose da fare e da vedere perché altrimenti sei out, gli stessi luoghi prevedibili, le stesse strade calpestate in fretta. Sempre più spesso mi capita di prepararmi poco e lasciare andare il viaggio per le strade che vuole lui 🙂 Amsterdam da questo punto di vista è una meta perfetta, canali concentrici che girano all’infinito e una dimensione contenuta, dove perdersi riserva sempre qualcosa di inaspettato: una fila di houseboat vissute, una vetrina di gente che fuma, librerie con testi scritti in una lingua incomprensibile, spuntini olandesi di pane e aringa, ponti e biciclette monochrome poco inclini all’estetica, mobilità su due ruote con pedalate vigorose, gente di tutti i colori e mescolanze che ti fanno sentire parte di un tutto in movimento, e un cielo variabilissimo come ne ho visto pochi. E’ così che inizia la nostra due giorni creativa, a spasso per una capitale europea indubbiamente bellissima. Con gli occhi ben aperti, muovendoci a piedi e senza nessuna pretesa di esaustività. Vi propongo random qualche scorcio di Amsterdam, sicura che spesso le curiosità ispirino e invoglino a partire molto di più dei tomi didascalici 🙂 Ponti, canali e canal cruise Amsterdam nasce dalla bonifica di zone paludose e l’acqua è la parola magica, grazie ai sistemi...
Olanda: visitare Zaanse Schans e l’ERIH (European Route of Industrial Heritage)

Olanda: visitare Zaanse Schans e l’ERIH (European Route of Industrial Heritage)

Dopo il post super-fotografico dedicato al Giardino Botanico Keukenhof e quello informativo dedicato ai caratteristici paesi del Waterland, concludo le tre escursioni fuori porta organizzabili comodamente da Amsterdam in giornata con una terza meta: Zaanse Schans, villaggio patrimonio mondiale Unesco. Se ogni tanto vi capita di passare da queste parti sapete che, di fronte ai luoghi molto battuti e molto turistici come questo (su cui è già stato scritto di tutto e si tende a ridire sempre le stesse cose), credo l’unico modo di non scrivere un post fotocopia sia cercare sempre un taglio personale. Ed è quello che,anche oggi, tenterò di fare 🙂 Zaanche Schanse per me è da vedere, ma non solo perché è un condensato di icone d’Olanda: i panorami tipici, gli zoccoli nella fabbrica museo di Kooyman, il formaggio Gouda nel caseificio di Catharina Hoeve, i ponti pedonali di legno, i magazzini, ma soprattutto i tanti mulini a vento che dominano il paesaggio  e indubbiamente affascinano qualunque visitatore. Inutile nascondersi dietro un filo d’erba, tutti amiamo, raggiunta la nostra meta, vederne i simboli e gli emblemi nazionali. E qui a soli 15 chilometri a nord-ovest di Amsterdam ce n’è in quantità, tutti raccolti in un unico villaggio. I mulini a vento in primis, 250 anni fa qui ne erano presenti oltre 600, insieme costituivano il primo sito industriale della storia europea. Eseguivano una gamma di lavori di tipo industriale: segheria, macina di minerali per la produzione di colori e vernici, produzione di senape, macine di semi di olio e carta. Solo sei di questi mulini d’epoca sono oggi funzionanti e aperti al pubblico (ingresso 3€), tutto all’interno è azionato dalla...
Olanda: Volendam, Marken e Monnickendam, un tour del Waterland da fare in 1 giorno

Olanda: Volendam, Marken e Monnickendam, un tour del Waterland da fare in 1 giorno

L’Olanda può offrire molto di più delle immagini stereotipate a cui subito la associamo (ma che comunque meritano la nostra attenzione di viaggiatori): le biciclette, i tulipani, i mulini a vento, i canali, i coffee shop e le donne in vetrina nei quartieri a luci rosse. Oltre a questo ci sono storia, tradizione, modernità e soprattutto una conservazione intelligente e sostenibile del patrimonio culturale nazionale. Un perfetto esempio di quanto ho appena scritto è il Waterland, un piccolo territorio che si trova 2o km a nord di Amsterdam, strappato al mare con impegno e tenacia (come suggerisce chiaramente il suo nome) grazie ai sistemi di controllo delle acque che hanno permesso di bonificare questa zona. Partendo dalla capitale dei Paesi Bassi, il Waterland è raggiungibile in circa mezz’ora con i mezzi pubblici EBS. Oppure, se la stagione lo permette, si può noleggiare una bicicletta e pedalare sull’anello della Waterland Route, che ci permette di incontrare diversi caratteristici villaggi: Broek in Waterland, Monnickendam, Volendam, Edam, Marken. Tutti uno più bello dell’altro. Nel Waterland il paesaggio è segnato da due elementi, terra e acqua, pianura e acquitrini, polder ricoperti di pascoli verdi e qualche villaggio minuscolo e sonnolento. Case appuntite e curatissime, ritmi rilassati, caseifici e allevamenti di bestiame, un orizzonte piatto a 360°, ogni tanto un picco di verticalità di un mulino a vento. Vento che soffia freddo, eravamo partiti coll’illusione di gironzolare in bicicletta i dintorni, ma quei 3-5° gradi di Aprile e il meteo pazzerello ci hanno fatto optare per le linee di autobus olandesi (comode e impeccabili). Ora venite con me: si parte per il Waterland, direzione Noord-Holland. Volendam Cosa dovete aspettarvi? Un villaggio affacciato sullo Zuiderzee (un mare...
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