Arizona: Canyon de Chelly National Monument, cuore Navajo

Un giro dei parchi dell’ovest americani per me non aveva senso senza dedicare una tappa alla Navajo Nation. 65.000 km quadrati, tra Arizona, Utah e New Mexico. I Navajo si definisconoDiné – The People”. Hanno vissuto su queste terre per oltre quattrocento anni, quando gli Spagnoli esplorarono questa zona nel 1600, usarono il nome “Apache de Navajo”, per definirli “Apache dei campi coltivati”. Semplice. Loro sono le radici della storia americana.

Una parte importantissima dell’identità Navajo è la terra su cui questo popolo vive. Loro affermano che la terra venne data dagli Esseri Sacri, i Diyin’ Diné, giunti fin qui dal cielo diedero ai Navajo la terra compresa fra le quattro Montagne Sacre e dissero loro di proteggerla. E tutta questa terra è ancora dei Navajo oggi.

Ingresso Canyon de Chelly

E’ così che arriviamo a Chinle, cittadina a 4 km dall’inizio del Canyon de Chelly. E senza volermi permettere nessun giudizio superficiale da persona di passaggio, mi limito a raccontarvi quello che ho visto. Beh, cittadina è una parola grossa, insieme di umanità più che altro. Non aspettatevi di vedere una cittadina tradizionale. I Navajo vivono in gruppi di famiglie. Piccoli gruppi di hogan, per lo più in case mobili con tetti in lamiera ed una o due case possono rappresentare più di una generazione per ogni famiglia. L’aspetto è fatiscente, sembra una terra di confine, siamo lontanissimi dalla realtà di altre cittadine americane non lontane, qui nelle riserve Navajo ti accorgi subito della differenza. E inizi a porti delle domande e a leggere.

Donna navajo

Leggo che metà degli abitanti vive sotto il livello di povertà. Gli introiti medi annui sono di 12.000 dollari procapite, un terzo rispetto alla media USA. Il 60% è disoccupato e la maggior parte dei lavori è offerta dall’amministrazione tribale. Decine di Nazioni indiane hanno accumulato un patrimonio grazie alle sale per il Bingo e i Casinò. Quasi la metà delle tribù vive del gioco d’azzardo. Le terre concesse alle Nazioni indiane sono di secondo ordine sotto tutto i punti di vista: isolate e lontane da centri importanti, per lo più inutilizzabili per l’agricoltura e spesso inquinate. E qui ognuno è libero di approfondire, se vuole, l’argomento.

White House TRail 2

Le risposte arrivano da lontano. Il Canyon de Chelly (che si pronuncia Scèi) si trova nel cuore della terra dei Navajo, è un luogo sacro. Dove tutte le fonti di vita sono abbondanti, di grande pace, dov’è possibile apprendere grandi lezioni. Il Canyon de Chelly è uno dei luoghi più importanti a cui un Navajo deve far visita oggi. Per millenni la gente Diné è venuta qui a ricevere la grande forza e il potere delle sue pareti rocciose, a onorare i Diyin’Diné poichè essi misero qui per gli uomini le cose di cui abbiamo bisogno per vivere ed essere felici.

Panorama Canyon de Chelly

Viewpoint Canyon de Chelly

Preserving Culture

E’ un canyon speciale questo, per la sua “naturalezza”. Poca gente, ancora abitato dalle tribù indiane che si possono incontrare per strada con i loro manufatti in attesa del passaggio di qualcuno. Non lo si vede finchè non si arriva ai suoi margini. Non e’ un national park ma e’ gestito dai Navajo che ancora abitano all’interno del canyon e gestiscono jeep tour, uscite a cavallo, trekking e visite. Dobbiamo scegliere e noi optiamo per il South Rim, 7 viewpoint e la possibilità di scendere a piedi  lungo il White House Trail, l’unico sentiero autorizzato per poter accedere da soli al canyon, che tra rocce striate scende di circa 200 metri sino al fondovalle (2 ore circa per il viaggio di andata e ritorno).

White House Trail

Scendiamo lentamente, avvistiamo prima gli hogan le tradizionali dimore dei Diné, che tanto assomigliano alle yurte mongole, con l’unica differenza che sono costruite in legno e terra pressata tra le fessure. La porta d’entrata s’apre sempre verso est per consentire agli abitanti di dare il benvenuto al nuovo giorno. Molti hogan non hanno né elettricità, né acqua corrente. Poi sia arriva alle rovine preistoriche degli Anasazi, che in navajo significa “gli Antichi”. La gente che viveva in quelle rovine rappresenta le radici di ciò che sono i Navajo oggi. Case scavate nelle fessure della roccia, petroglifici e dipinti antichissimi.

Rovine Anasazi

Anasazi

Qui la gente coltiva la parte più fertile della valle, abita ancora gli hogan e si prende cura di questo monumento sacro. Perchè è all’interno di questo canyon che gli Holy Ones insegnarono ai Navajo come vivere. Anche se poi qualcosa è successo.

Hogan Canyon de Chelly

The Long Walk è la storia del trasferimento forzato del popolo Navajo avvenuto fra il 1864 ed il 1865, ad opera dell’esercito degli Stati Uniti. Con questa operazione circa 8.500 Navajo vennero trasferiti in più riprese dai loro territori nativi nel nord-est dell’ Arizona, alla riserva di Bosque Redondo presso Fort Sumner lungo il fiume Pecos nel Nuovo Messico. I Navajo vennero costretti a percorrere questo tragitto, di circa 450 miglia (circa 720 km), quasi esclusivamente a piedi con donne e bambini, e molti di loro morirono durante il percorso. L’ economia distrutta, i raccolti bruciati, il bestiame ucciso e loro deportati dalla loro terra.

navajo nation

Come andò a finire? 5 anni di confinamento e un esperimento completamente negativo: la riserva era in un territorio malsano e arido, i viveri forniti scarsi e la coabitazione con gli Apache fonte di continui scontri. Si decise di farli tornare alle terre d’origine dove i Navajos scelsero definitivamente la loro condizione di vita: tornarono all’agricoltura, intensificarono l’allevamento, divennero abili artigiani e soprattutto impararono ad essere un popolo unito.
Nel 1868 venne stipulato un trattato fra i Navajo e il governo degli Stati Uniti che definì i confini di una nuova riserva, la Navajo Nation.

Ombre Rosse e Soldato Blu: per noi gli Indiani sono quelli dei film, con i cowboys e i racconti del West. Ma cosa è rimasto della cultura e delle antiche tradizioni del nativi americani? Ecco, se volete farvi un’idea più chiara, credo proprio che il Canyon de Chelly possa fare al caso vostro 🙂

Piante Canyon de Chelly

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4 Comments

  1. Caspita, mi ricorda “The lost world” solo che qui non ci sono dinosauri, o sì?
    Bellissime quelle rocce che racchiudono la valle fertile.
    Grazie
    Ciao
    Norma

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  2. No, mica solo dinosauri 🙂 All’ora del tramonto compaiono le famigliole di Navajo, vecchi e bambini, il sentiero che scende in valle stretto e a strapiombo lo percorrono facendo jogging o coi passeggini come niente fosse, ho visto persino una bimba di tre anni su una specie di macchinina giocattolo che veniva giù (pauraaa). Se penso a tutte le nostre “menate” e a come si arrangiano loro c’è di che pensare.

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  3. benchè con la nebbia l’ho visitato a fine 2013. Io ho avuto la tua stessa (mortificante) sensazione riguardo i Nativi. E, amaramente, mi son spiegato questo desiderio di appartenenza/patriottismo degli statunitensi…. tra l’altro questo posto è stato, se non ricordo male, luogo di massacro…

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  4. Eh, già, nella storia è stato spesso teatro di scontri e massacri, e dire che il popolo indiano non era un popolo di guerrieri, ma di nomadi e coltivatori.

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