Canyon del Colca: “El condor pasa”, vola libero tra i cactus e la neve

Simon & Garfunkel negli anni ’70 incisero una cover del pezzo originale dei Los Incas intitolata El Condor Pasa (If I Could). Basta riascoltarne un accenno per mettere a fuoco un fermo immagine netto di una tappa considerata un must da chi viaggia in terra peruviana:

Oh majestuoso Cóndor de los Andes,
llévame, a mi hogar, en los Andes,
Quiero volver a mi tierra querida y vivir
con mis hermanos Incas, que es lo que más añoro

Oh maestoso Condor delle Ande
portami a casa mia, sulle Ande
Voglio tornare alla mia amata terra e vivere
con i miei fratelli Inca, che è ciò che più rimpiango

Capita, da qualche parte nel mondo, che la mano dell’uomo diventi paziente amore e si fonda con la natura, migliorandola. La valle che porta al Canyon del Colca, nel sud del Perù, è tutta una trama ricamata ad arte di terrazze per uso agricolo, molte delle quali ancora coltivate. Seguono i fianchi delle montagne come preziose cuciture su un abito importante, cambiano forma, si allargano, rendono migliore il paesaggio. Il fiume scorre lontano, in basso, sottile, senza rumore. Il Canyon del Colca è un abisso profondo oltre tremila metri, e la bellezza di questa valle sacra prepara all’incontro con loro.

Loro sono i condor delle Ande e la cornice è quella del Mirador Cruz del Condor, il paesaggio si fa lunare e mai visto: sui fianchi delle montagne del canyon infiniti cactus, siepi basse, ed ciuffi di erba gialla, sembra di essere in un deserto ad alta quota e di fronte solo il profilo innevato di montagne altissime. Uno scenario e un contrasto forte difficile da dimenticare. Loro arrivano solitamente la mattina tra le 8 e le 9, e non si fanno attendere molto.

Imponenti, neri con un anello di piume bianco sul collo, si lasciano portare dalle correnti termiche ascendenti e si librano quasi immobili per lungo tempo – anche più di un’ora – senza nemmeno battere le ali, perlustrando il paesaggio sottostante alla ricerca di cibo, con un volo lento e maestoso, sicuro di sè. Riescono a percorrere in un giorno anche più di 150 chilometri, tornando sempre al proprio nido al calar della sera. Il loro volo è impalpabile come un’eco. Mi piace seguirli, camminare lungo i sentieri col naso all’insù e intercettare le loro traiettorie libere, come lo è lo spirito di questi luoghi.

L’Aquila e il Condor sono gli Uccelli Sacri del mondo andino e messicano, simboli continentali della saggezza di questi popoli. E vederli volare qui nel loro habitat naturale è per me un onore.

La strada per arrivare al Canyon del Colca

Ovviamente ogni emozione forte ha il suo prezzo da pagare (e non parlo del Boleto Turìstico di ingresso), per arrivare al Canyon del Colca e al Mirador Cruz del Condor proprio nel momento giusto della mattina – tra le 8 e le 9 del mattino i locali dicono sia più facile avvistarli- bisogna affrontare la levataccia prima dell’alba se si parte da Arequipa. Preparatevi, la strada è lunga, tortuosa, e bellissima. Dopo quattro ore di bus si apre il Colca, attraverserete le falde del Chachani e sfiorerete il passo a 5.000 metri di altitudine, la Riserva nazionale Salinas Aguada Blanca e costeggierete pascoli a perdita d’occhio dove non mancano alpaca, lama e vigogne intente a brucare ichu e yareta. Il panorama per giungere alla Valle del Colca, come si dice in questi casi, vale il viaggio. L’aria è rarefatta, il freddo mattutino pungente, una sequenza di vulcani altissimi e le pietre impilate l’una sull’altra. Tutto sembra surreale: i colori, l’aria, il silenzio senza limiti. Ci si prepara allo spettacolo.

Infine attraverserete i villaggi di Yanque, Chivay e Maca e arriverete nel cuore della Valle del Colca. Villaggi minuscoli abbracciano chiese bianche e gente dalle vesti vivaci, il resto è color della terra. La stessa terra che il fiume Colca ha divorato erodendola, scavando il canyon per decine di chilometri con una profondità massima di 3.191 metri. È uno dei canyon più profondi del mondo, secondo solo al suo vicino, quello del Cotahuasi (per darvi un’idea il Grand Canyon statunitense è 1.857 metri di profondità).

Informazioni utili per visitare il Colca

    • Finora vi ho raccontato tutto il meglio dell’esperienza, ma è corretto informarvi anche sugli aspetti meno piacevoli perchè viaggiare in luoghi “gettonati” mette di fronte spesso alla consapevolezza di come il turismo di massa stia alterando alcuni equilibri e di come le illusioni debbano poi scontrarsi con realtà molto differenti da quello che immaginiamo.
      • Il punto di osservazione dei condor è magnifico, sia per arrivarci che una volta sul posto, con diversi sentieri e belvedere per godere dello spettacolo naturale, ma le tante agenzie di turismo che offrono pacchetti di ogni tipo per visitare questi luoghi creano un sovraffollamento di visitatori. Sul Mirador del Condor vedrete file di pulmini di varie dimensioni che si addossano lungo l’unica strada carrabile, troverete tantissimi turisti e nei punti più facilmente raggiungibili è difficile anche avere la possibilità di affacciarsi sul canyon. Il consiglio è quello di fare due passi in più e allontanarsi dalla ressa, seguite i sentieri che scendono e troverete affacci più tranquilli da cui poter vedere i condor in santa pace.
    • Se potete, verificate bene prima l’itinerario, sarebbe bello seguire circuiti diversi da quelli “di massa” , differenziare gli orari, e magari se avete tempo fare un trekking (di 1 o 2 gg) fino al Cruz del Condor!! La soluzione ideale è pernottare nella città di Cabanaconde o a Chivay senza la levataccia con partenza da Arequipa, e viaggiare con un mezzo proprio per potersi fermare dove preferite, perchè i bus locali di solito hanno 2/3 punti di sosta standard dove fanno scendere tutti i visitatori con l’inevitabile ressa e non si ha la libertà di godersi appieno il canyon.

Qui l’itinerario completo di viaggio del Camino Real in Perù e Bolivia 🙂

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2 Comments

  1. GRAZIE MILLE PER IL POST!! COME E’ STATO ARRIVARE A QUASI 5000M? SETTIMANA PROSSIMA PARTO ANCH’IO, PERO’ MI SPAVENTA UN PO’ L’ALTITUDINE..
    E LA TEMPERATURA? COME E’ MEGLIO VESTIRSI? GRAZIE

    Reply
    • Ciao Cinzia, al Colca tutto benissimo, nonostante io dovessi stare attenta all’altitudine è filato tutto liscio fino ai 5000, l’importante è salire gradualmente e non esagerare, poi è evidente che ognuno ha reazioni soggettive e deve valutare prima di partire col suo medico. Invece a 5000 mt non ti nascondo che ho fatto una fatica boia e ho avuto problemi, ho rinunciato alla cima panoramica del Vinicunca a 200 mt sotto perché avevo tachicardia (ne parlerò in un prossimo post) e ogni passo ero preoccupata, e per prudenza ho evitato la salita finale. Con buona pace del selfie di rito 😀 Monica

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