Alcântara: dove si respira la storia del Brasile

Se volete fare una vera immersione nella storia del Brasile, storia di colonie portoghesi, di battaglie, di famiglie arricchitesi con lo sviluppo del commercio, storie di sfruttamento e sopraffazione nei confronti degli schiavi africani, storie di palazzi antichi e ruderi fatiscenti, fantasmi e leggende locali incluse… Alcântara, definita la Pompei del colonialismo, sulla sponda opposta della baia che abbraccia l’isola di São Luís è di sicuro la meta brasiliana che fa per voi.

Basta prendere un catamarano che tutti i giorni effettua la traversata impiegando circa un’ora e mezza… Il nostro si chiamava “Sabor de Mel”, uno di quelli che quando lo vedi scatta il segno della croce, soprattutto quando ti dicono che il mare che dovrete attraversare è sempre bello agitato. In fondo un piccolo prezzo da pagare per una vera sorpresa. Alcântara e’ una cittadina antica (secondo i canoni brasiliani), fondata all’inizio del 1600 dai portoghesi e, secondo me, ha fascino da vendere. Un fascino decadente e pieno di storie da raccontare.

Ce le fa scoprire Danilo, alcantarino doc e guida della città, gentileza e comunicatività in persona sotto il suo cappello a tesa larga.  Qui il turismo di massa non c’è, nonostante Alcântara sia stata dichiarata per la sua importanza Città-Monumento nazionale nel 1948, si può ancora girare per le strade del centro al ritmo lento della vita degli abitanti locali, tra i bambini che a piedi raggiungono la scuola, le partite di pallone dei ragazzini nella piazza erbosa in centro, le donne affacciate alla finestra di una casa azzurro pastello, sedersi tra vie intere di rovine e ammirarne la bellezza nell’ora del pôr do sol (tramonto).

La prima vita coloniale

Alcântara che ha avuto due vite, prima l’epoca aurea coloniale nel ‘600 – ‘700 dell’ aristrocazia maranhense, il periodo in cui il Brasile era una colonia portoghese e l’elite rurale la scelse come sede residenziale, a questa fase appartengono tutti i suoi edifici e monumenti principali. Anche se molti sono stati poi abbandonati e oggi sono ruderi, ci sono vie intere di intreccio tra natura e rovine, come se lentamente la natura si stesse riappropriando degli spazi che le erano stati sottratti, e camminarci in mezzo sulle stradine acciottolate ha qualcosa di esclusivo, un sapore speciale perché sembra tutto fermo nel tempo.

Il suo cuore storico con il Pelouriñho e la Chiesa di Nossa Senhora do Carmo rappresentano le due culture presenti, quella nera degli schiavi e quella colonialista. Da una parte la piazza erbosa immensa con la Matriz de São Matias costruita nel 1648, anno di fondazione della città, chiesa di cui resta la rovina della facciata e poco altro. E’ ancora visibile al centro della piazza l’inquietante Pelourinho, una colonna di granito di oltre 3 metri alla quale venivano legati gli schiavi per essere puniti pubblicamente, rei di avere infranto qualche regola, prima di essere uccisi. Oggi è affiancato da una bandiera verde con il simbolo della pace.

Dall’altra l’Igreja e Convento do Carmo, fondata dai Carmeliti tra il 1646 e il 1665, è un esempio di architettura barocca brasiliana. Il convento fu abbandonato a partire dal 1890, quando l’Ordine Carmelitano maranhense venne spogliato di tutti beni e l’edificio venne trasformato in una fortezza al servizio del Portogallo. Oggi ne restano solo delle rovine, e in generale tutto il centro di Alcântara è così, un museo a cielo aperto, in parte lasciato a sé stesso, in parte recuperato e rivissuto, dove ogni angolo parla di storia.

La seconda vita imperiale

Poi Alcântara ebbe una seconda vita nel periodo del Brasile Imperiale (1822-1889), diventò un polo produttore di alimenti e vennero costruiti i primi engenhos de cana-de-açúcar (zuccherifici), nacque una nuova élite economica e politica, con la costruzione dei palazzi e monumenti risalenti al XVIII secolo, tutt’ora presenti. Quello che resta restituisce ancora l’immagine austera e vivace che raggiunse questa città, un tempo capitale del nord est del Brasile, un mix di azulejos portoghesi e cultura africana.

Arrivando al Porto do Jacaré si sale lungo la Rua do Jacaré, pavimentata con pietre scure (cabeça-de-negro) e chiare, tipiche della regione e qui inizia l’infilata di coloratissime case coloniali. Il Palácio do Barão de Mearim era l’edificio, del XVII secolo, destinato ad accogliere l’imperatore Dom Pedro II, ma non venne mai terminato, ne restano appena poche mura, alcune colonne e archi in pietra. La mia preferita è Rua da Amargura, l’antica Rua Bela Vista piena di rovine, strada dove risiedevano tutte le famiglie alcantarenses benestanti. Si estende dal Farol sino al Forte de São Sebastião e vi consiglio di vederla sia di giorno che di notte, l’ombra scura delle rovine e lo sfondo dell’oceano illuminato dalla luna alle spalle… Un vero film.

L’Atlantide dell’Equatore

Poi nel XX secolo, ai primi cenni di affievolimento della produzione di canna da zucchero, si accompagna l’abbandono repentino della città, il cambio di rotta, la sospensione e Alcântara diventa una specie di Atlantide dell’Equatore. La gente se ne va, le rovine dei palazzi, delle chiese e delle case coloniali sembrano solo aspettare di essere inghiottite dalla selva. Il suo passato viene congedato e per decenni resta svuotata. E’ un bene o un male? Il degrado delle rovine o la loro bellezza, l’abbandono e l’incuria da una parte e la conservazione in un fermo immagine incredibile, non alterato dalla modernità, dall’altra. Spunti che solo la visita di una città speciale come Alcântara può dare. Unica nel suo genere.

Consigli utili

Dove dormire – Quando organizzerete un viaggio da quelle parti vi consiglio un posticino speciale dove sono stata, si chiama Pousada Bela Vista e davvero lascia i viaggiatori senza parole: per l’originalità, per la cura dei dettagli nati dalla fantasia sfrenata e dal laboratorio artistico della proprietaria, per la sua torre delle amache e la vista spettacolare sulla baia che ha di fronte, per la disponibilità dei gestori e l’ottima cucina, 10 minuti fuori dal centro a piedi ma, credetemi, li vale tutti.

Cosa vedere – se avete una mezza giornata in più potete organizzare un passaggio in barca fino all’isolotto di fronte ad Alcântara, è l’Ilha do Livramento, immense spiagge, falesie rossastre che disegnano sinuosità, e un’unica abitante indigena su tutta l’isola, Dona Mocinha, che da sempre vive qui in equilibrio con la natura.

 

 

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4 Comments

  1. Dopo una giornata come quella di oggi – nebbia, freddo e troppe ore in ufficio – sarebbe bellissimo poter salire a bordo di quel catamarano e riposarsi su un’isoletta…

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    • Hai ragione Silvia, tutti sul Sabor de Mel e viaaaaa 😀

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  2. Siamo ad Alcântara , alla Pousada Bela Vista. Un sogno. Da visitare assolutamente.

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