Sicilia orientale: alla scoperta di Noto, un diamante color miele

Dopo la prima tappa naturalistica nella Riserva di Vendicari, oggi vi porto alla scoperta di un vero e proprio diamante siciliano color miele: sto parlando di Noto, sito del patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO dal 2002. Uno di quei luoghi da vedere almeno una volta nella vita e di sicuro una meta sulla quale, prima ancora di scrivere un post, viene da riflettere. Perché di fronte a un tale miraggio ripetere come un’eco mille cose già dette è un battito di ciglia.

Noto compare all’improvviso, tra una curva e l’altra, dopo una serie di strade tra agrumeti, uliveti e mandorleti. Non te la aspetti: costruita sul colle delle Meti, il panorama è scenografico e già da lontano intuisci di avere di fronte qualcosa di speciale. Lungo la strada incontri qualche rovina archeologica, gli antichi “muragghi” ossia muri a secco e i terrazzamenti fortificati per coltivare. Poi, tutto d’un botto, ti si apre davanti il profilo di Noto nella sua interezza e sembra si materializzi tutta la Sicilia orientale che ti eri immaginata: già si distinguono da lontano i principali monumenti, la cattedrale, le cupole delle chiese, il Santissimo Salvatore, l’Immacolata, la Torre dell’Orologio dell’Ospedale Vecchio. Appare come una grande distesa bianca, una distesa ricamata che lascia intravedere tutta la sua bellezza.

Che cosa rappresenta Noto?

Non si può spalancare gli occhi e attraversare un luogo, senza chiedersi il perché di quello che si ha di fronte. Questa bellezza è nata dall’orrore di un terremoto, un tema di grande attualità purtroppo di questi tempi e di sicuro un esempio da seguire. La Val di Noto, infatti, l’11 gennaio del 1693 fu sconvolta da un violentissimo sisma che distrusse gran parte del suo territorio e Noto non fu ovviamente risparmiata. Le cronache del tempo e i documenti ufficiali del governo spagnolo parlano di migliaia di vittime e distruzione di quasi 60 città, alcune delle quali completamente rase al suolo, altre fortemente danneggiate o in parte demolite. Il sud-est della Sicilia divenne il più grande cantiere della storia dell’isola e il più grande laboratorio di sperimentazione del barocco.

Quindi tutto quello che vediamo oggi è un’araba fenice rinata dalle sue ceneri, è l’espressione di un’immensa forza di volontà dei siciliani, la città dopo pochi anni venne ricostruita a circa 10 km di distanza in un luogo più agevole (le rovine di Noto antica sono ancora visitabili), alla ricostruzione parteciparono alcuni tra i più influenti architetti siciliani del tempo i quali, insieme alle maestranze locali, committenze e cittadini, crearono la nuova città.

Tutti dovettero avere una grande superbia, un grande orgoglio, un alto senso si sé, di sé come individui e di sé come comunità, se subito dopo il terremoto vollero e seppero ricostruire miracolosamente quelle città, con quelle topografie, con quelle architetture barocche: scenografiche, ardite, abbaglianti concretizzazioni di sogni, realizzazioni di fantastiche utopie. Sembrano nei loro incredibili movimenti, nelle loro aeree, apparenti fragilità, una suprema provocazione, una sfida ad ogni futuro sommovimento della terra, ad ogni ulteriore terremoto; e sembrano insieme, le facciate di quelle chiese, di quei conventi, di quei palazzi pubblici e privati, nei loro movimenti, nel loro ondeggiare e traballare “a guisa di mare”, nel loro gonfiarsi e vibrare come vele al vento, la rappresentazione, la pietrificazione, l’immagine, apotropaica o scaramantica, del terremoto stesso: la distruzione volta in costruzione, la paura in coraggio, l’oscuro in luce, l’orrore in bellezza, l’irrazionale in fantasia creatrice; il caos in logos, infine. Che è sempre il cammino della civiltà e della storia.“

 

Vincenzo Consolo, scrittore e saggista

Dentro al “Giardino di pietra”

E finalmente sono arrivata, posso scoprirne i dettagli, lei era chiamata anticamente Neas dai siculi, Neaton dai greci e Netum dai romani, furono poi gli arabi a darle il nome definitivo di Noto. Un nome in omaggio alla sua importanza. Dopo la ricostruzione barocca fu invece Cesare Brandi a soprannominarla “il giardino di pietra per la sua pietra calcarea che sfuma dall’oro al rosa, e vedendola è facile intuirne il perché. Cammino a testa in su, è un’esplosione di prospettive studiate a grande scala e un impianto barocco forte, omogeneo, unitario basato su assi paralleli e uno schema ortogonale, scalinate scenografiche, palazzi nobiliari, chiese che si inerpicano agili. Una specie di grande teatro a cielo aperto.

Noto è pura città d’arte, e guardandola si leggono le tracce di una ricostruzione in senso “antisismico”:  il diverso rapporto tra altezza degli edifici e larghezza delle strade rispetto agli spazi angusti dei precedenti tessuti urbani, le piazze ampie per favorire le vie di fuga, l’utilizzo di volte finte e più leggere (“incannucciate”), lo spessore murario più ampio nelle costruzioni, l’impiego di pilastri poderosi che offriva una maggiore resistenza nelle strutture verticali. Tanti nuovi accorgimenti che indicano una consapevolezza diversa nel costruire e nuove regole anti-sismiche.

Noto, perfetta città barocca

Noto è abbagliante, bianca, solare. Il suo barocco ha il colore della natura e in questo modo, sembra che l’opulenza del barocco qui sia resa più semplice, più vivibile, più a misura umana. Ed esprime benissimo tutta l’ospitalità del sud ed il calore della Sicilia. Le facciate sono ricche di dettagli, decorazioni, ricami in pietra, statue, balconi panciuti e grate in ferro battuto, eppure è un barocco leggero, sempre ben controllato, senza squilibri rispetto alle architetture nelle quali è inserito.

Il barocco è uno stile drammatico, fatto di masse in movimento, di sculture e di chiaroscuri che giocano tra loro, creando  luci ed ombre, curve e suggestioni. Eppure qui a Noto ha qualcosa di unico, diventa marchio d’identità raffinato, una specie di canto del cigno della nobiltà siciliana. Conoscerla e camminarci dentro è per me un onore, da Porta Reale lungo il salotto di Corso Vittorio Emanuele, da Piazza Municipio a via Nicolaci col meraviglioso Salone delle Feste di Palazzo Nicolaci, dalla Chiesa di San Domenico dalla facciata convessa, a quella di Santa Chiara dall’interno ovale, alla maestosa Basilica Cattedrale che divide la piazza con il Palazzo Comunale. Ma io non sono una guida turistica, quindi per un itinerario completo sulle tappe da vedere vi consiglio di dare un’occhiata a questo sito.

Tra arancine, cannoli, pasta di mandorle e tanto altro

Per concludere degnamente una visita superculturale come questa, a Noto è impossibile non rifocillarsi in una delle sue gastronomie ed in particolare sono due i grandi protagonisti: le prime sono le mitiche arancine o arancini fritti, che qui hanno forma conica e una densità di ingredienti dentro, oltre al riso, da non credere, sedersi a fine Dicembre al sole e gustarsi questo ben di Dio ti riconcilia col globo. Entrare in una gastronomia e sapere che qualunque cosa scegli, cadrai “sul soffice” è una garanzia: parmigiana, arancine, cannoli, cassata, pasta di mandorle, sfincione, moscato di Noto, Nero d’Avola. E’ imbarazzante, non so davvero cosa mettere in cima alla classifica delle cose buone da mangiare in Sicilia. Vi consiglio di sedervi in una arancineria nella piazza di fronte al San Domenico e provare.

I secondi protagonisti sono invece i dolci delle pasticcerie, qui a Noto l’eccellenza siciliana si gusta all’ombra del barocco e giusto a due passi da dove vi dicevo di assaggiare le arancine c’è il Caffè Sicilia di C.so Vittorio Emanuele, una specie di istituzione e tappa obbligata. Che sia un cannolo “da passeggio” o una cassatina, una cioccolata a base di mandorle o un caffè aromatizzato… La sinfonia sensoriale è garantita. E anche questo, è un viaggio nelle tradizioni da non perdere.

Noto e il suo calendario di manifestazioni

L’ultimo consiglio, se pensate di venire da queste parti è di stare attenti al ricco programma di eventi, manifestazioni, feste che vengono organizzate in ogni periodo dell’anno. Noto è piccolina ma molto vitale, e partecipare agli eventi è sicuramente un modo di scoprirne aspetti alternativi:

  • Nel periodo invernale, le esposizioni di antichi presepi tradizionali fatte a mano durante il periodo natalizio presso il Teatro comunale si svolge la stagione teatrale, con concerti, opere e commedie, mentre il 19 febbraio si festeggia il Santo Patrono con una spettacolare e imponente processione. La Settimana Santa è poi particolarmente sentita e raggiunge il suo culmine nel Venerdì Santo quando si svolge la processione delle Santa Spina, dove la preziosissima reliquia viene portata in processione.
  • L’ultima settimana d’aprile sino al primo maggio infine, si organizza la Settimana Enogastronomica. E’ in pratica un itinerario del gusto con degustazione di prodotti tipici della tradizione netina all’interno dei cortili dei palazzi nobiliari e nelle diverse contrade. Nello stesso periodo si organizza, presso l’antica Loggia del Mercato, “Vetrina Sicilia” una esposizione di prodotti agro-alimentari.
  • La terza domenica di Maggio un’altra manifestazione attesissima è la Primavera Barocca, eventi e concerti, mostre artigianali, sfilate di carrozze d’epoca e carri infiorati culminanti nell’ Infiorata di Via Nicolaci, uno spettacolare tappeto di fiori allestito da artisti locali lungo tutta la via principale e che illustra ogni anno scene e temi iconografici differenti. E ancora la Fiera dell’antiquariato il giorno di Pentecoste, e in estate il Festival Internazionale di Musica Barocca.

 

Con l’augurio che la storia di Noto, oggi bella più che mai, ricostruita, rifondata, con un patrimonio architettonico di grandissimo valore, sia un momento di riflessione e un esempio reale di rinascita, di caparbietà, di trasformazione di una sciagura in occasione. Il Barocco siciliano rappresenta un unicum di bellezza ed efficacia, anche antisismica, grazie a tecniche costruttive innovative e all’armonia delle forme concepite che hanno permesso a Noto l’inserimento nella World Heritage List dell’Unesco.

E così speriamo accada per il nostro Centro Italia: Noto come Norcia (ma potrebbero essere Amatrice, Arquata del Tronto, Accumoli, Pescara del Tronto), dalla disperazione all’orgoglio, dalle ferite alla speranza, dall’emergenza alla resilienza, la capacità di riorganizzare la propria vita in rapporto a un cambiamento improvviso e imprevisto.

Io ci credo, e Noto ne è la dimostrazione.

 

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2 Comments

  1. Complimenti mi hai fatto rivivere la mia città d’origine, mentre leggevo queste bellissime frasi mi veniva la pelle d’oca per l’emozione. Complimenti di vero cuore

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    • Grazie a te, la tua città d’origine è uno splendore 🙂

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