Myanmar (Birmania): Sagaing, tutti i colori dell’alba e la Aung Myae Oo Foundation

Sagaing è il cuore religioso del Myanmar. Questa è una collina sacra davvero speciale, con pagode, monasteri, centri di meditazione e di studio buddisti che guardano dall’alto il fiume Irrawaddy (o Ayeyarwady). Sagaing è patria di circa 3000 regligiosi buddhisti, monaci in abiti color zafferano e monache in abiti rosa rosa. A volte le tonache sono gialle e arancioni, quindi in pratica qui si vedono tutti i colori dell’alba. A Sagaing vi sono anche centinaia di bambini, bambine, ragazzi e ragazze che frequentano le scuole monastiche. In Birmania le scuole monastiche hanno un ruolo fondamentale, perché offrono opportunità di accesso all’educazione a giovani provenienti da famiglie disagiate, come accade nella Aung Myae Oo Fundation.

Le scuole monastiche sono riconosciute dallo Stato all’interno del sistema educativo e seguono il programma di studi statale. Tuttavia non ricevono alcun finanziamento pubblico, e devono quindi sopravvivere con le offerte che riescono a raccogliere tra i privati e con i fondi di ONG. Aggiungo una micro-parentesi giusto per capire qualcosa in più: i monaci in Myanmar hanno avuto e hanno un ruolo di assoluto rilievo sociale e politico, già ai tempi del colonialismo britannico. Nel 1990, come forma di protesta, smisero di accettare elemosine dai militari, e nel 2007 diedero inizio alla cosiddetta Rivoluzione Zafferano, movimento antigovernativo di resistenza non violenta che è stato brutalmente represso. Tuttora monasteri e monaci continuano ad avere un ruolo determinante nell’istruzione di bambini orfani o comunque bisognosi.

 

 

Ogni birmano fa in genere almeno una volta nella vita un’esperienza monacale. Si tratta di un periodo di noviziato in monastero, da svolgere una volta compiuti i sette anni e prima dei vent’anni. È un impegno e un orgoglio per ogni famiglia. In parte credo si diventi monaci per le stesse ragioni che un secolo fa in un paese povero come l’Italia spingevano i giovani a varcare le soglie della chiesa o ad abbracciare la carriera militare. Si imparerà a meditare, a leggere e a scrivere (in Myanmar la scuola non è obbligatoria e non è gratuita), si studiano i 38 testi sacri del canone buddhista e il pasto sarà sempre assicurato. Ma soprattutto c’è il prestigio. Il pongyi (monaco) è visto infatti dai fedeli come il continuatore della missione iniziata dal Buddha. Non è un sacerdote, non celebra alcuna funzione, ma diventa un maestro che con l’esempio della sua vita e con la parola insegna la liberazione dalle passioni terrene.

Anche le monache conducono una vita dedita alla meditazione e allo studio del Dharma (la dottrina, l’insegnamento del Buddha), due pratiche che sono il perno della vita monastica. Si radono i capelli, non compiono cerimonie e devono seguire molte meno delle 227 regole dei maschi. Le donne non fanno il giro della questua tutti i giorni poiché ricevono le offerte di cibo crudo che si cucineranno poi nel monastero. Dipendere dal prossimo per il proprio sostentamento credo sia una costante lezione di umiltà per i monaci e di responsabilità per i laici.

 

 

A Sagaing entriamo alla Scuola Monastica della Aung Myae Oo Fundation, in Punnyashin Street, per renderci conto più da vicino di questa realtà. La scuola è stata fondata nel 2003 e oggi conta più di 2300 bambini. L’ingresso al cortile e alle aree comuni è aperto ai visitatori, appena varchi la soglia ideale del portale di ingresso gruppetti di piccole teste rasate, entusiaste della tua visita, ti accompagnano dentro. Coll’entusiasmo, il sorriso e la meraviglia che solo gli occhi dei bambini sanno trasmettere. Se poi viaggi con tua figlia settenne al seguito, sarà un tripudio di accoglienza (non è che da queste parti vedono così tanti bimbi occidentali).

Alla scuola è tutto un brulicare di piccole tuniche, con cui ridere e scherzare, giochi colla corda nel cortile o ore di lezione in classe, dove sono ammucchiati nei banchi spartani. Siamo già quasi a metà dell’anno scolastico, la lezione di inglese ultima della mattina è terminata ed è l’ora del pranzo. I bimbi sono distratti dai nuovi visitatori, ci stanno giusto un paio di risatine a vedere quanto sono alti e brutti i loro nasi. In un attimo il cortile è tutto pieno di bambine e bambini di ogni età. Tutti si accalcano per prendere posto sulle lunghe panche di una serie di tavoli già apparecchiati. Nei piatti solo riso, pochi pezzetti di carne e poi montagne di fette d’anguria da mangiare. Finito il pasto ciascuno lava a mano le proprie cose, con l’aiuto di grandi bidoni d’acqua.

 

 

Un monaco non può possedere nulla al di là di tre tonache, che riceve al momento dell’ordinazione, una tazza, un rasoio, un filtro per l’acqua, un ombrello e una ciotola per le elemosine. C’è un’unica bambina, con tutta probabilità appena arrivata, vestita di rosso, truccata e pettinata, con un fiore tra i lunghi capelli neri, circondata dal chiasso delle altre. Avrà otto anni, è un po’ intimidita e impaurita. L’impressione è che sia in attesa della rasatura a zero dei capelli, e l’essere accompagnata al tempio per la sua consacrazione, necessaria per poter frequentare la scuola buddhista sulla collina di Sagaing.

E’ tutto un su e giù anche dalle balconate in legno, chi stende i panni, chi guarda curioso cosa succede sotto, tanti ci salutano e conquistano con la loro totale mancanza di sovrastrutture, sono sorrisi immediati, che raccontano, che si aprono, che ti catapultano tra di loro. Le vere star sono, incredibilmente, i nostri figli (la nostra di 7 anni e il figlio di 9 della coppia di amici con cui viaggiamo)…i bimbi subito li circondano, li toccano, li invitano a giocare, non ci sono barriere, non c’è lingua che serva, c’è la bellezza del diverso vissuta come novità e come gioia. Punto. E’ incredibile vederli giocare insieme a nascondino, una monaca piccolina che avrà 4-5 anni prende sottobraccio mia figlia e non la molla più, e ride come una matta sotto il suo asciugamano rosa appoggiato sulla fronte.

Il gioco è un linguaggio universale.

 

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2 Comments

  1. Ciao. Ho visitato anch’io a novembre la scuola e vorrei fare una donazione. Ma non trovo le coordinate bancarie per poterla fare.
    Potete aiutarmi?
    Grazie
    Paola

    Reply

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